{"id":881,"date":"2010-12-16T14:03:44","date_gmt":"2010-12-16T14:03:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ebraismoinpillole.it\/?p=881"},"modified":"2019-07-10T10:04:40","modified_gmt":"2019-07-10T10:04:40","slug":"tra-guerre-e-diplomazia-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ebraismoinpillole.it\/?p=881","title":{"rendered":"Tra guerre e diplomazia"},"content":{"rendered":"<p>La storia dello Stato di Israele \u00e8 costituita dal parallelo sviluppo di un tessuto sociale, culturale, economico, proprio di una democrazia e di una societ\u00e0 civile, tesa a definire relazioni di reciproco rispetto tra i propri cittadini di fede e tradizione diverse, e, nel contempo, da un susseguirsi di conflitti.<br \/>\nDopo la proclamazione di indipendenza dello Stato d\u2019Israele, il 14 maggio 1948, i paesi arabi confinanti (Libano, Siria, Iraq, Arabia Saudita ed Egitto) tennero fede alla loro posizione di rifiuto alla sua esistenza e il 15 maggio attaccarono il neonato Stato. Gli israeliani, forti delle loro esperienze maturate con l\u2019Hagan\u00e0, la Brigata ebraica e la guerra civile<a href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>, erano riusciti a resistere strenuamente, nonostante un\u2019inferiorit\u00e0 numerica di partenza.<\/p>\n<p class=\"citazione\">La coalizione di stati della Lega araba che \u201cintervenne\u201d in Palestina il 15 maggio non era unita negli scopi n\u00e9 preparata alla guerra<a href=\"#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<br \/>\nGli stessi Arabi palestinesi, divisi in gruppi eterogenei e scarsamente coordinati, non ebbero che sporadiche possibilit\u00e0 di battersi per una patria che ancora non esisteva. Questa era forse la differenza di fondo: da un lato gli israeliani combattevano per attuare un\u2019idea maturata da decenni e divenuta ora un\u2019idea nazionale; gli Arabi di Palestina combattevano contro l\u2019intrusione imperialistica e israeliana ma non ancora in nome di una \u201cnazione\u201d palestinese<a href=\"#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Il conflitto, tranne brevi periodi di cessate il fuoco, si protrasse fino al febbraio 1949.<\/p>\n<p class=\"citazione\">L\u2019esercito israeliano sgomber\u00f2 il Sinai, senza per\u00f2 assicurarsi Gaza. Nel nord del paese Tsahal [l\u2019esercito israeliano] [\u2026] [aveva respinto] l\u2019Esercito di liberazione arabo in Libano [\u2026]. A completamento delle operazioni israeliane, ancora il 5 marzo 1949, le forze ebraiche raggiunsero l\u2019estremit\u00e0 inferiore del Negev, laddove sarebbe poi sorta la citt\u00e0 di Eilat. Il quadro era cos\u00ec completato e assegnava una vittoria di larga misura ad Israele, che aveva perso nei combattimenti 6.373 persone, pari all\u20191% della sua popolazione. I morti in campo arabo non sono mai stati contati ma le stime variano da un minimo di 5mila a un massimo di 15mila vittime<a href=\"#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> .<br \/>\nGli Arabi consideravano Israele una realt\u00e0 provvisoria da eliminare il pi\u00f9 presto possibile. A rendere pi\u00f9 acuta la tensione vi era poi il problema dei rifugiati, accolti nei paesi arabi prossimi a Israele, ma accampati in condizioni disumane<a href=\"#_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> .<br \/>\nIn un colloquio del 22 marzo [1949], a Washington, il ministro degli Esteri d\u2019Israele, Moshe Sharrett, chiar\u00ec ad Acheson la posizione dello Stato ebraico sul problema [dei profughi]: 1) Israele non era responsabile della fuga degli arabi palestinesi da proprio territorio, in quanto il conflitto era stato scatenato dall\u2019invasione degli eserciti arabi; 2) la questione avrebbe potuto essere discussa soltanto in strettissima connessione con un trattato di pace con i vicini arabi; 3) in ogni caso, Israele non avrebbe potuto rimpatriare che un piccolo numero di profughi per permettere il ricongiungimento delle famiglie. In definitiva, Israele avrebbe potuto impegnarsi nella questione nella questione solo nel momento in cui questa fosse stata inserita nell\u2019ordine del giorno di una conferenza si pace<a href=\"#_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> .<\/p>\n<p>La conclusione del conflitto lasci\u00f2 cos\u00ec aperta la questione dei profughi, destinata a trascinarsi fino ad oggi. Gli Stati arabi dove questi trovarono rifugio, peraltro, la utilizzarono per propri fini, ossia come scusa per ricattare sia gli altri attori regionali che le potenze occidentali, usando anche argomentazioni pretestuose, come l\u2019assimilazione dell\u2019uscita dei palestinesi dal neonato Stato d\u2019Israele alla Shoah. Tra l\u2019altro, parallelamente, ebbe luogo la cacciata degli ebrei dai paesi arabi: comunit\u00e0 ebraiche presenti da secoli subirono violente proteste a sfondo antisemita, fenomeno che port\u00f2 presto a un\u2019emigrazione forzata di poco meno di un milione di persone.<\/p>\n<p class=\"citazione\">L\u2019assimilazione della Shoah alla Nakba dei palestinesi (l\u2019abbandono arabo, in parte volontario e in parte indotto, nel 1948 del territorio assegnato dall\u2019Onu a Israele ndt), offre un altro volto alla banalizzazione dell\u2019evento [la Shoah]. Da un punto di vista storico non esistono punti in comune fra l\u2019esodo di 700mila persone e la distruzione programmata di un popolo su scala continentale. [\u2026] Questa confusione di due avvenimenti cos\u00ec diversi offre senza dubbio l\u2019esempio della strumentalizzazione pi\u00f9 grossolana<a href=\"#_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> .<\/p>\n<p>Dalla fine della prima guerra arabo-israeliana ebbe inizio il consolidamento dello Stato ebraico. Da una parte la ricerca della sopravvivenza, dovuta a una costante minaccia dei vicini, che fino a met\u00e0 degli anni \u201960 rimasero convinti di poterlo distruggere; dall\u2019altra, la ricerca di una normalizzazione, che coinvolgesse ogni aspetto della societ\u00e0, la politica, la demografia, l\u2019istruzione, l\u2019economia. A condurre questi processi, fu la sinistra riformista del partito laburista, che sarebbe rimasta al potere per circa trent\u2019anni. Vennero anni densi di eventi, a livelli sia interno che internazionale. Ricostruendo per tappe fondamentali questi decenni, particolarmente degni di menzione furono la crisi di Suez del 1956, la Guerra dei Sei Giorni del 1967 (destinata ad avere un forte impatto sulle dinamiche del conflitto), la Guerra del Kippur del 1973, l\u2019accordo di pace con l\u2019Egitto tra Begin e Sadat nel 1979, la guerra in Libano nel 1982, lo scoppio della prima intifada nel 1987, gli accordi di Oslo del 1993. Naturalmente, a condizionare le dinamiche locali e regionali intervennero scenari pi\u00f9 ampi, primi fra tutti i rapporti tra le Superpotenze della Guerra fredda, Stati Uniti ed Unione Sovietica, gli equilibri globali e le vicende della regione.<br \/>\nPartiamo, in questa rapida ricostruzione, dalla crisi di Suez del 1956.<\/p>\n<div id=\"attachment_216\" style=\"width: 187px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-216\" class=\"size-full wp-image-216\" src=\"http:\/\/www.ebraismoinpillole.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/israele-gamal-nasser.jpg\" alt=\"\" width=\"177\" height=\"257\" \/><p id=\"caption-attachment-216\" class=\"wp-caption-text\">Gamal Nasser<\/p><\/div>\n<p>Nel 1952, un colpo di stato in Egitto port\u00f2 al potere il generale Muhammad Naguib e il colonnello Gamal Nasser, che rimase unico leader dal 1954 alla morte, nel 1970. In questi anni, Nasser divenne punto di riferimento per tutto il movimento terzomondista e per il mondo arabo. Nella figura di Nasser conflu\u00ec l\u2019atavica ostilit\u00e0 nei confronti d\u2019Israele dei paesi dell\u2019area e l\u2019Egitto si concretizz\u00f2 sempre pi\u00f9 come una concreta minaccia per Israele; l\u2019irrigidimento americano nei confronti dello Stato ebraico soprattutto sotto l\u2019amministrazione Eisenhower port\u00f2 lo Stato ebraico a una condizione di sempre maggiore isolamento internazionale. Cos\u00ec il governo di Gerusalemme<a href=\"#_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> guard\u00f2 con maggiore interesse verso quei Paesi con cui convergevano i suoi interessi, ossia la Francia (diffidente verso Nasser, considerato sostenitore della causa dell\u2019indipendenza algerina in una fase in cui anche la situazione delle colonie in Indocina si stava complicando) e la Gran Bretagna, anch\u2019essa timorosa di essere marginalizzata rispetto a certi scenari.<\/p>\n<p class=\"citazione\">Il casus belli fu quindi offerto dal progetto nasseriano di costruire ad Assuan, sul Nilo, una grande diga che avrebbe permesso di regolare i flussi idrici del fiume e, nel medesimo tempo, di concedere al paese energia idroelettrica a bassi costi e in grande quantit\u00e0. [\u2026] Per dare corso all\u2019onerosissimo progetto l\u2019Egitto non poteva fare conto solo su di s\u00e9, aveno una minima parte delle risorse finanziarie necessarie. [\u2026] L\u2019unico strumento a sua disposizione [\u2026] era quello di ricorrere a una risorsa importante, il canale di Suez, rilevante fonte di reddito per il Paese. Il 26 luglio 1956 annunci\u00f2 quindi la volont\u00e0 di nazionalizzare l\u2019ente che lo gestiva, la Compagnie universelle du canal maritime de Suez, con sede a Parigi, le cui quote di propriet\u00e0 erano in mano britannica al 44%. [\u2026] Le risposte per parte francese e inglese furono allarmate. Mentre in Gran Bretagna Eden andava associando la figura del rais cairota a quella di Hitler, sostenendo la pericolosit\u00e0 dei progetti egiziani, la Francia si prepar\u00f2 a colpire militarmente. [\u2026] Tuttavia, una impresa militare contro Nasser era piena di implicazioni. [\u2026] L\u2019azione che andava delineandosi sembrava pi\u00f9 il prodotto del risentimento che non il risultato di un preciso calcolo, capace di tenere in considerazione i costi e i ricavi di un atto di forza. [\u2026] Washington [\u2026] aveva manifestato il suo netto dissenso verso il ricorso alle armi. [\u2026] Per i francesi, che intendevano comunque dare corso alle loro intenzioni, si trattava di trovare un alleato sul terreno. In tal senso, quindi, tra la fine di settembre e la prima met\u00e0 di ottobre, dopo avere preso contatto con il governo israeliano, di nuovo presieduto da David Ben Gurion, arrivarono con l\u2019assenso britannico, a definire i termini di un accordo strategico che avrebbe visto cooperare Parigi, Londra e Gerusalemme contro Il Cairo. L\u2019ipotesi di iniziativa militare, l\u2019operazione Muskeeter, sottoscritta dagli israeliani poich\u00e9 dava loro la possibilit\u00e0 di sferrare un colpo durissimo al maggiore antagonista, prevedeva l\u2019attacco al dispositivo difensivo egiziano nel Sinai. Si dava per certo che l\u2019aggressione avrebbe sortito i suoi effetti, richiedendo cos\u00ec l\u2019intervento franco-britannico, ufficialmente motivato con ragione che il contingente alleato avrebbe fatto da forza di interposizione tra i due contendenti. In tale modo avrebbe costretto gli eserciti avversari a ritirarsi ad una distanza di dieci miglia dalle due rive del canale, consolidando inoltre un presidio occidentale nella zona di Porto Said<a href=\"#_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> .<\/p>\n<p>Gli accordi tra i tre Paesi furono messi nero su bianco nella segreta conferenza di S\u00e8vres tra il 22 e il 24 ottobre 1956. Pochi giorni dopo, il 29, partiva l\u2019offensiva militare israeliana, che, grazie all\u2019inventiva del Capo di Stato Maggiore Mosh\u00e9 Dayan, riusc\u00ec in breve tempo a conquistare gran parte della penisola del Sinai.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-217 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.ebraismoinpillole.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/israele-moshe-dayan.jpg\" alt=\"\" width=\"173\" height=\"132\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><i style=\"font-size: 10px;\">Mosh\u00e9 Dayan<\/i><\/p>\n<p class=\"citazione\">Fu questo il segnale per gli ultimatum anglofrancesi, che vennero lanciati il giorno successivo; il loro rifiuto permise a sua volta l\u2019inizio delle ostilit\u00e0 aeree contro l\u2019Egitto, in atteso dello sbarco nel canale, previsto per il 5 novembre. La scelta dei tempi si rivel\u00f2 per\u00f2 disastrosa per i britannici e i francesi, poich\u00e9 la loro iniziativa provoc\u00f2 le ire del presidente americano. Eisenhower, che aveva sempre contrastato l\u2019uso della forza e che era stato tenuto all\u2019oscuro in merito alla \u00abcollusione\u00bb anglo-franco-israeliana, veniva cos\u00ec messo, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 6 novembre, in una posizione di grave imbarazzo proprio dai suoi principali alleati. Ancora pi\u00f9 grave era la tragedia che si stava compiendo nelle strade e nelle piazze di Budapest. [\u2026] L\u2019azione britannica e francese distrasse l\u2019attenzione da ci\u00f2 che stava accadendo nell\u2019Europa dell\u2019est, permettendo ai sovietici di criticare l\u2019aggressione anglofrancese mentre cinicamente proseguivano la propria<a href=\"#_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> .<\/p>\n<p>Il protrarsi dei tempi vanific\u00f2 anche le ragioni del pretesto di intervento: i combattimenti si erano esauriti, mentre le parti avevano accettato un cessate il fuoco. Complici cos\u00ec numerosi fattori, tra cui le pressioni americane e la prospettiva di un crollo finanziario britannico, le ostilit\u00e0 cessarono.<br \/>\nLa crisi di Suez ebbe conseguenze per tutti gli attori coinvolti. Francia e Gran Bretagna confermarono il loro processo di decadenza dal ruolo di Grandi Potenze e persero gran parte della loro influenza in Medio Oriente, presto confermata dalla rivoluzione in Iraq del 1958 e dalle crescenti tensioni in Algeria. Gli Stati Uniti confermarono invece il loro ruolo di Superpotenza e il rieletto presidente annunci\u00f2 la \u201cdottrina Eisenhower\u201d, per cui gli USA avrebbero usato la forza militare per aiutare tutti quei paesi del Medio Oriente che avessero chiesto aiuto contro il comunismo. Nei confronti di Israele iniziarono pressioni affinch\u00e9 si ritirasse dai territori conquistati: dopo intensi, negoziati, il 1 marzo 1957, il Ministro degli Esteri Golda Meir annunci\u00f2 il ritiro; ogni interferenza nel passaggio delle navi israeliane attraverso lo stretto di Tiran sarebbe stata considerata un casus belli per\u00f2. Una forza di emergenza delle Nazioni Unite (United Nations Emergency Force, UNEF) fu posta come garanzia del rispetto dello Stretto come acque internazionali. Israele ottenne comunque benefici da questi esiti: i suoi confini sarebbero rimasti stabili per circa un decennio; l\u2019economia inizi\u00f2 un graduale miglioramento; fece tesoro dell\u2019esperienza militare e diplomatica della crisi di Suez. Tuttavia, Israele ne usc\u00ec penalizzato per la propaganda nel mondo arabo: si era infatti \u201cprestato a collaborare\u201d con i vecchi imperialisti, dimostrandosi cos\u00ec diverso dai paesi decolonizzati. Nasser usc\u00ec invece come l\u2019eroe del mondo arabo.<br \/>\nI palestinesi erano rimasti ai margini di queste vicende politiche, militari e diplomatiche. Le loro esigenze non furono mai quasi prese in considerazione dalle parti in causa. L\u2019unico elemento che la crisi chiar\u00ec ulteriormente fu il sostanziale disinteresse dei paesi arabi nei loro confronti. E proprio negli anni successivi matur\u00f2 una loro prima forma di organizzazione.<\/p>\n<p class=\"citazione\">Fu in risposta a queste demoralizzanti conclusioni che tra il 1957 e il 1958 alcuni giovani palestinesi avviarono una serie di colloqui che avrebbero condotto alla rinascita della politica del loro popolo. L\u2019uomo che si afferm\u00f2 come leader fu Yasser Arafat, che divenne il simbolo della causa palestinese. [\u2026] Nel 1959 prese vita Al Fatah, il cui nome derivava dall\u2019inversione delle iniziali di \u00abmovimento per la liberazione della Palestina\u00bb<a href=\"#_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a> .<\/p>\n<p>All\u2019inizio degli anni \u201960 sorsero numerose organizzazioni (quasi una quarantina), tutte per\u00f2 di modeste dimensioni. Lo stesso Fatah, nel 1966, ancora non andava oltre i 500 membri attivi.<br \/>\nIl 29 maggio 1964, sulla scia del vertice della Lega Araba tenutosi al Cairo nel mese di gennaio, nacque l\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Premessa fondamentale della sua carta costitutiva era che la spartizione della Palestina prevista dall\u2019ONU nel 1947 e la nascita dello Stato d\u2019Israele fossero interamente illeciti. L\u2019OLP si dot\u00f2 anche di un esercito, che attraeva le sue reclute proprio da Fatah. Le prime conseguenze di questo attivismo furono raid terroristici sul territorio israeliano, appoggiati soprattutto dall\u2019Egitto di Nasser e dalla Siria.<\/p>\n<p><span id=\"_ftn2\" style=\"color: #800000; font-size: 10px;\">[2] Si veda l\u2019unit\u00e0 sul sionismo, paragrafo <a href=\"http:\/\/www.ebraismoinpillole.it\/dalla-prima-guerra-mondiale-alla-nascita-dello-stato-disraele-2\/\">&#8220;Dalla Prima Guerra Mondiale alla nascita dello Stato d&#8217;Israele&#8221;<\/a>.<br \/>\n<span id=\"_ftn3\">[3] Thomas G. Fraser, <em>Il conflitto arabo-israeliano<\/em>, Il Mulino, Bologna, 2004, p. 51.<br \/>\n<span id=\"_ftn4\">[4] Ennio Di Nolfo, <em>Storia delle relazioni internazionali 1918-1999<\/em>, Laterza, Bari, 2003, p. 943.<br \/>\n<span id=\"_ftn5\">[5] Claudio Vercelli, <em>Storia del conflitto israelo-palestinese<\/em>, Laterza, Bari, 2010, p. 91-92.<br \/>\n<span id=\"_ftn6\">[6] Ennio Di Nolfo, <em>Storia delle relazioni internazionali 1918-1999<\/em>, Laterza, Bari, 2003, p. 945.<br \/>\n<span id=\"_ftn7\">[7] Antonio Donno, <em>Una relazione speciale. Stati Uniti e Israele dal 1948 al 2009<\/em>, Le Lettere, Firenze, 2013, p. 70-71.<br \/>\n<span id=\"_ftn8\">[8] Georges Bensoussan, <em>Memoria come evento culturale svuotato di significato storico<\/em>, Pagine Ebraiche, n. 3 marzo 2013, p.31.<br \/>\n<span id=\"_ftn9\">[9] Gerusalemme era stata proclamata capitale nel 1950 e vi erano stati spostati i Ministeri e il Parlamento da Tel Aviv, ma fu recepita definitivamente come tale dalla legislazione israeliana il 30 luglio 1980 con la promulgazione della <em>Jerusalem Law<\/em>, la Legge fondamentale che definiva natura e qualit\u00e0 giuridica del suo status.<br \/>\n<span id=\"_ftn10\">[10] Claudio Vercelli, <em>Storia del conflitto israelo-palestinese<\/em>, Laterza, Bari, 2010, p. 118-119.<br \/>\n<span id=\"_ftn11\">[11] Thomas G. Fraser, <em>Il conflitto arabo-israeliano<\/em>, Il Mulino, Bologna, 2004, p. 76-77.<br \/>\n<span id=\"_ftn12\">[12] Thomas G. Fraser, <em>Il conflitto arabo-israeliano<\/em>, Il Mulino, Bologna, 2004, p. 81.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold; text-align: left; float: left;\"><a href=\"http:\/\/www.ebraismoinpillole.it\/?p=879\">Paragrafo precedente<\/a><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold; text-align: right;\"><a style=\"text-align: right;\" href=\"http:\/\/www.ebraismoinpillole.it\/?p=883\">Paragrafo successivo<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia dello Stato di Israele \u00e8 costituita dal parallelo sviluppo di un tessuto sociale, culturale, economico, proprio di una democrazia e di una societ\u00e0 civile, tesa a definire relazioni di reciproco rispetto tra i propri cittadini di fede e tradizione diverse, e, nel contempo, da un susseguirsi di conflitti. 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