{"id":883,"date":"2010-12-15T14:06:43","date_gmt":"2010-12-15T14:06:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ebraismoinpillole.it\/?p=883"},"modified":"2019-07-10T10:05:20","modified_gmt":"2019-07-10T10:05:20","slug":"dalla-guerra-dei-sei-giorni-alla-guerra-del-kippur-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ebraismoinpillole.it\/?p=883","title":{"rendered":"Dalla Guerra dei Sei Giorni alla Guerra del Kippur"},"content":{"rendered":"<p>Il 1967 fu un anno di svolta per la storia israeliana. La Guerra dei Sei Giorni combattuta nel mese di giugno mut\u00f2 i confini dello Stato, gli equilibri della regione e le posizioni delle Superpotenze. Ma procediamo con ordine.<\/p>\n<p>Il 13 maggio 1967 l\u2019Unione Sovietica invi\u00f2 a Nasser un rapporto confidenziale in cui si affermava che gli israeliani stavano schierando truppe al confine settentrionale in vista di una guerra contro la Siria. In realt\u00e0, non aveva avuto luogo alcun tipo di mobilitazione. Nasser tuttavia non esit\u00f2 ad attivarsi: il giorno dopo, due reparti egiziani penetrarono nel Sinai; a distanza di altri due giorni, il leader egiziano chiese alle forze di interposizione dell\u2019UNEF (circa 1500 uomini) di abbandonare la Penisola e di riposizionarsi a Gaza. Il Segretario Generale dell\u2019ONU, il birmano U Thant, dispose, senza consultare n\u00e9 il Consiglio di Sicurezza n\u00e9 l\u2019Assemblea Generale, che i soldati dell\u2019UNEF si ritirassero, in quanto non potevano rimanere senza il consenso del Cairo. Fu un primo segnale interpretato come un via libera alla guerra. Il Presidente americano Johnson opt\u00f2 per la moderazione, interagendo con tutti i leader coinvolti (Nasser, l\u2019israeliano Levi Eshkol, il primo ministro sovietico Kosygin), facendo per\u00f2 cos\u00ec pensare al leader egiziano che gli USA non sarebbero intervenuti in un possibile conflitto. Nasser alz\u00f2 pertanto la posta in gioco: il 22 maggio dichiar\u00f2 il blocco della navigazione per le navi israeliane attraverso lo stretto di Tiran. In Israele crebbe la tensione e inizi\u00f2 la mobilitazione delle forze armate; il 1 giugno si form\u00f2 un nuovo governo di unit\u00e0 nazionale presieduto sempre da Levi Eshkol e con Mosh\u00e9 Dayan, eroe della campagna del \u201956, alla Difesa. Gli Stati Uniti, presi dalla guerra in Vietnam, invitarono le parti alla cautela per non essere coinvolti su un nuovo fronte; Francia e Gran Bretagna, ancora scottate dalla Crisi di Suez, non intendevano muoversi senza l\u2019appoggio degli USA. Tuttavia, il 4 giugno 1967, il governo israeliano opt\u00f2 per una gestione risoluta della crisi.<\/p>\n<p class=\"citazione\">Il 5 giugno 1967 l\u2019aviazione di Israele attacc\u00f2 di sorpresa le basi aeree egiziane e neutralizz\u00f2 l\u2019aviazione di Nasser, prima che i suoi aerei potessero levarsi in volo. Nei giorni immediatamente successivi passarono all\u2019azione gli eserciti e le forze corazzate. Rapidi movimenti di truppe, guidati dal Capo di Stato Maggiore israeliano, Yitzhak Rabin, svuotarono i progetti strategici egiziani. In quattro giorni gli israeliani occuparono tutto il Sinai fino alla sponda orientale del canale di Suez, che non attraversarono. Il primo giorno di guerra, da Tel Aviv era partito un monito per Hussein [re di Giordania]: se le truppe non avessero partecipato al conflitto, gli israeliani non si sarebbero mossi dalle loro posizioni. Hussein non pot\u00e9 o non volle ascoltare il monito e la risposta israeliana fu radicale: tutta la Cisgiordania venne occupata, cos\u00ec come venne occupata anche tutta Gerusalemme. A nord, durante gli ultimi due giorni di guerra, gli israeliani attaccarono le alture del Golan, cio\u00e8 la fascia di colline che costituiva il confine con la Siria. Fra il 9 e il 10 giugno l\u2019area venne occupata. [\u2026] La \u00abguerra dei sei giorni\u00bb aveva pi\u00f9 che raddoppiato l\u2019estensione del territorio occupato dagli israeliani. Dalle alture del Golan alla striscia di Gaza, alla Cisgiordania, a tutta la penisola del Sinai, il controllo israeliano era completo. Il 28 giugno, il governo di Tel Aviv decise l\u2019unificazione di Gerusalemme ebraica e di quella araba in una sola entit\u00e0 \u00abdefinitivamente\u00bb inseparabile [\u2026]<a href=\"#_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p class=\"citazione\">Un paese che si era sentito accerchiato e minacciato fino a soli pochi giorni prima era diventato la potenza militare decisiva in Medio Oriente, e il suo popolo aveva acquistato fiducia in s\u00e9 ed era orgoglioso dei risultati che aveva raggiunto<a href=\"#_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Con la vittoria del \u201967 e l\u2019annessione di nuovi territori ebbe inizio un dibattito destinato a protrarsi per decenni (e in parte tuttora irrisolto): la gestione israeliana di queste nuove aree, con implicazioni strategiche (come il Golan, decisivo per monitorare le azioni siriane al confine) e religiose (soprattutto in merito a Gerusalemme: l\u2019annessione, infatti, includeva anche il Muro Occidentale, il Kotel, quanto rimasto dell\u2019antico Santuario, il Bet Ha Mikdash).<\/p>\n<p class=\"citazione\">Uno dei primi effetti della travolgente avanzata delle truppe israeliane fu una nuova ondata di profughi che faceva seguito a quella del 1948. [\u2026] [Erano] circa 145mila rifugiati della Nakba, che si rimisero in cammino, e almeno 200mila cisgiordani. Le cifre [\u2026] indicano che 245mila individui si spostarono dalla Cisgiordania e da Gaza in Giordania, 11mila da Gaza in Egitto e 116mila palestinesi e siriani dalle alture del Golan in Siria<a href=\"#_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>I margini per i negoziati erano assai ridotti, con l\u2019intransigenza da parte dei paesi arabi nell\u2019accettare l\u2019esistenza di Israele e lo Stato ebraico che non vedeva alcuna ragione di fare ampie concessioni a coloro che li avevano minacciati fino a poco tempo prima.<\/p>\n<p class=\"citazione\">Un passo avanti sembr\u00f2 essere la risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza del 22 novembre 1967, presentata dai britannici; [\u2026] costituiva un compromesso attentamente negoziato. La risoluzione riconosceva \u00abla sovranit\u00e0, l\u2019integrit\u00e0 territoriale e l\u2019indipendenza politica di tutti gli stati dell\u2019area e il loro diritto a vivere in pace all\u2019interno di confini sicuri e riconosciuti, liberi da minacce o atti di forza\u00bb: nel caso in cui l\u2019Egitto e la Giordania l\u2019avessero accettata, avrebbero automaticamente riconosciuto il diritto di Israele di esistere. La risoluzione affermava inoltre che doveva esserci \u00abuna giusta soluzione del problema dei rifugiati\u00bb [\u2026] al cuore della risoluzione 242 c\u2019erano le sezioni relative alla forma futura di un accordo di pace. Questo avrebbe dovuto includere \u00abil ritiro delle forze armate di Israele da territori occupati nel recente conflitto\u00bb, una formula sibillina che deliberatamente ometteva l\u2019articolo prima di \u00abterritori\u00bb. Perci\u00f2 mentre gli arabi sostenevano che con essa si intendevano tutti<em> i territori, gli israeliani rispondevano che implicava solo <\/em>alcuni<em> dei territori<a href=\"#_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>.<\/em><\/p>\n<p>La guerra del \u201967 ebbe numerosi effetti anche a livello globale. Da quel momento, infatti, gli USA confermarono la scelta israeliana, dopo due decenni di tentennamenti (fino al 1966 avevano persino venduto armamenti ai regimi arabi moderati). Fu soprattutto con la presidenza Nixon che confermarono questo riavvicinamento e la nuova linea politica ad esso collegata.<\/p>\n<p>Il ruolo di Nasser fu ridimensionato e l\u2019Unione Sovietica, rimproverata per non aver dato un adeguato supporto, fu messa alla prova con la richiesta di nuovi aiuti economici e militari.<\/p>\n<p>I palestinesi, trascurati da tutti gli attori coinvolti nella Guerra dei Sei Giorni, videro un ulteriore peggioramento della propria condizione. La contrapposizione tra la leadership dell\u2019OLP e il governo della Giordania (paese in cui era affluito un gran numero di profughi e che accoglieva numerosi campi di rifugiati, nonch\u00e9 terreno fertile per il reclutamento per la guerriglia anti-israeliana) sfoci\u00f2 nel 1970 nel cosiddetto \u201csettembre nero\u201d: numerosi militanti palestinesi furono eliminati e l\u2019azione politica dell\u2019OLP venne ricondotta sotto il controllo del governo giordano. Parallelamente, l\u2019OLP occup\u00f2 posizioni anche in Libano, acquisendo gradualmente un\u2019autonomia che nel giro di qualche anno l\u2019avrebbe portato a essere quasi uno Stato all\u2019interno di un altro Stato<a href=\"#_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>. Dal 1968, intanto, l\u2019azione palestinese contro Israele si diffuse attraverso la guerriglia, fatta di dirottamenti aerei e attentati.<\/p>\n<p>La morte di Nasser nel settembre 1970 port\u00f2 sulla scena un nuovo protagonista, il colonnello Anwar al-Sadat. Nel contesto internazionale della distensione, questi si convinse che sarebbe servita una nuova guerra per guadagnare posizioni su Israele.<\/p>\n<p>Questi gli elementi, locali e globali, che accompagnarono la situazione mediorientale verso l\u2019ennesimo conflitto, la Guerra del Kippur del 1973.<\/p>\n<p>Tensioni crescenti e questioni irrisolte facevano pensare che prima o poi sarebbero state riprese le armi, ma non si ebbe immediato sentore del precipitare dei rapporti.<\/p>\n<p class=\"citazione\">La scelta araba di aggredire Israele il 6 ottobre 1973, giorno del kippur quando tutto il paese si fermava per 25 ore, rispondeva ad un preciso calcolo. Si trattava del momento in cui minori erano le capacit\u00e0 di comunicazione e quindi maggiore la sua vulnerabilit\u00e0: buona parte dei militari erano nelle loro case mentre la quasi totalit\u00e0 dei reparti si trovava a ranghi ridottissimi. Alle due del pomeriggio inizi\u00f2 il conflitto. Il primo punto d\u2019attacco era costituito dal Sinai. [\u2026] Nel mentre, il secondo e assai pi\u00f9 rischioso punto d\u2019attacco, costituito dalle alture del Golan, aveva gi\u00e0 visto l\u2019entrata in azione di un migliaio di carri armati siriani. Il rapporto tra attaccanti e difensori, in questo caso, era di 9 a 1. Il comando dell\u2019esercito israeliano decise da subito di dare la precedenza al conflitto con i siriani, rimanendo sulla difensiva nel Sinai, poich\u00e9 il Golan era a diretto contatto con le citt\u00e0 israeliane ed uno sfondamento avrebbe potuto causare l\u2019accesso delle truppe nemiche al cuore del paese. [\u2026] Solo due giorni dopo l\u2019inizio dell\u2019attacco, l\u20198 ottobre, la situazione and\u00f2 stabilizzandosi e l\u2019offensiva siriana fu arrestata. [\u2026] Nel Sinai, intanto, un primo tentativo di contrattacco da parte israeliana si era concluso in una sconfitta. Il 14 ottobre gli egiziani [\u2026] ripresero l\u2019iniziativa attraverso un rovinoso attacco frontale contro gli israeliani, fallendo nell\u2019obiettivo che si erano dati. La battaglia che ne era seguita [\u2026] fu una sconfitta determinante nel segnare il ribaltamento delle sorti nella guerra in corso<a href=\"#_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Gli USA supportarono Israele con un ponte aereo che permise di consegnare oltre 22mila tonnellate di rifornimenti per l\u2019esercito. Nel frattempo, la controffensiva della fanteria nel Sinai guidata dal generale Ariel Sharon riusc\u00ec ad avere la meglio sull\u2019avversario. A Nord, nonostante il supporto di truppe e mezzi provenienti da Iraq e Giordania, l\u2019esercito israeliano penetr\u00f2 per 50 km circa, avvicinandosi a Damasco. Si prefigurava nuovamente una netta vittoria israeliana: esito poco gradito a tutti gli attori esterni, Stati Uniti inclusi. Vi era infatti il rischio che il conflitto degenerasse, ma si temeva soprattutto la ritorsione dei paesi arabi produttori di petrolio. Gi\u00e0 dal 16 ottobre, infatti, i Paesi membri dell\u2019OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries, Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) tagliarono la produzione mensile di greggio del 5% e praticarono l\u2019embargo sulle esportazioni petrolifere nei confronti di Stati Uniti e Paesi Bassi (da cui avveniva la distribuzione dei rifornimenti dell\u2019Europa continentale). Queste misure furono ritirate cinque mesi dopo, ma l\u2019impatto sui rifornimenti energetici e sulle economie occidentali fu devastante.<\/p>\n<p>Il Segretario di Stato Kissinger, dopo aver concordato la linea anche con il Cremlino, si rec\u00f2 in Israele dove convinse a raggiungere un accordo il Primo Ministro Golda Meir, la quale accett\u00f2, seppure non ne fosse pienamente convinta. Il 27 ottobre 1973 i combattimenti cessarono. Israele aveva vinto anche questa guerra, ma, a causa dell\u2019impreparazione dei primi giorni, aveva perso il mito dell\u2019invincibilit\u00e0.<\/p>\n<p>I trattati con Egitto e Siria furono realizzati con la mediazione di Kissinger.<\/p>\n<p class=\"citazione\">Sadat accett\u00f2 che la linea del fronte israeliana passasse a ovest dei valichi. Israele accett\u00f2 che l\u2019Egitto posizionasse otto battaglioni e trenta carri armati a est del canale; da parte sua Sadat dichiar\u00f2 che non avrebbe esercitato il diritto di dispiegare quei carri armati. [\u2026] L\u2019accordo non solo comportava il ritiro delle forze israeliane dai loro salienti nella riva occidentale del canale, ma segnava anche il primo passo del ritiro di Israele dai territori conquistati nel 1967. [\u2026] [Con la Siria] l\u2019accordo consentiva ai siriani di posizionare nove brigate di fronte a Damasco. [\u2026] Quando l\u2019accordo fu firmato, il 31 maggio 1974, le forze israeliane si ritirarono dal loro saliente e le spettrali rovine di Quneitra furono restituite alla Siria<a href=\"#_ftn19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p class=\"citazione\">D\u2019altro canto si era formato un asse di acciaio tra buona parte dei paesi africani e asiatici proprio sul tema della Palestina, capace di indirizzare il dibattito e di influenzare le deliberazioni [dell\u2019ONU]. A partire dal quel momento in tutti i documenti ufficiali delle Nazioni Unite Cisgiordania e Gaza furono definiti come Occupied Arab Territories<em> (\u201cterritori arabi occupati\u201d) di contro al fatto che fino al 1967, quando questi erano ancora sotto giurisdizione militare giordana ed egiziana, tale espressione non era mai stata usata. Dopo una estate, quella del 1975, dove ci si spinse al punto di cercare di espellere Israele dalle Nazioni Unite, privandola della qualit\u00e0 di membro dell\u2019Assemblea, il 10 novembre di quell\u2019anno veniva approvata la risoluzione 3379 con quale si definiva il sionismo come \u201cuna forma di razzismo e di discriminazione razziale\u201d. Si trattava del punto pi\u00f9 critico nel non gi\u00e0 facile rapporto tra l\u2019Onu e lo Stato ebraico. La risoluzione, per la quale avevano votato a favore 75 membri (di fronte a 35 contrari e a 32 astenuti), per sedici anni, ovvero fino alla sua revoca, nel dicembre 1991, condizion\u00f2 fortemente le relazioni con Gerusalemme, facendole filtrare attraverso un giudizio che ne rimarcava la natura di Stato provvisorio perch\u00e9 frutto di un peccato originale, l\u2019espulsione dei palestinesi<a href=\"#_ftn20\"><sup>[20]<\/sup><\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" style=\"border: 0px; padding: 0px; margin: 0px; width: 560px; height: 315px; min-width: 355px; min-height: 200px;\" src=\"http:\/\/www.rai.it\/dl\/RaiTV\/programmi\/media\/ContentItem-1a997138-ef43-4d86-a1ef-ec40bea905f2.html?iframe&amp;autoplay=0\" width=\"300\" height=\"150\" scrolling=\"no\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><i style=\"font-size: 10px;\">Il nodo di Gaza (scheda storica) Durata 05:01 Sorgente di vita del 27\/07\/2014<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span id=\"_ftn13\" style=\"color: #800000; font-size: 10px;\">[13] Ennio Di Nolfo, <em>Storia delle relazioni internazionali 1918-1999<\/em>, Laterza, Bari, 2003, p. 1095.<br \/>\n<span id=\"_ftn14\">[14] Thomas G. Fraser, <em>Il conflitto arabo-israeliano<\/em>, Il Mulino, Bologna, 2004, p. 91.<br \/>\n<span id=\"_ftn15\">[15] Claudio Vercelli, <em>Storia del conflitto israelo-palestinese<\/em>, Laterza, Bari, 2010, p. 134.<br \/>\n<span id=\"_ftn16\">[16] Thomas G. Fraser, <em>Il conflitto arabo-israeliano<\/em>, Il Mulino, Bologna, 2004, p. 93-94.<br \/>\n<span id=\"_ftn17\">[17] Ennio Di Nolfo, <em>Storia delle relazioni internazionali 1918-1999<\/em>, Laterza, Bari, 2003, p. 1098.<br \/>\n<span id=\"_ftn18\">[18] Claudio Vercelli, <em>Storia del conflitto israelo-palestinese<\/em>, Laterza, Bari, 2010, p. 154-155.<br \/>\n<span id=\"_ftn19\">[19] Thomas G. Fraser, <em>Il conflitto arabo-israeliano<\/em>, Il Mulino, Bologna, 2004, p. 113-114.<br \/>\n<span id=\"_ftn20\">[20] Claudio Vercelli, <em>Storia del conflitto israelo-palestinese<\/em>, Laterza, Bari, 2010, p. 167-168.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight:bold;text-align:left;float:left;\"><a href=\"http:\/\/www.ebraismoinpillole.it\/?p=881\">Paragrafo precedente<\/a><\/p>\n<p style=\"font-weight:bold;text-align:right;\">\n<a  style=\"text-align:right;\" href=\"http:\/\/www.ebraismoinpillole.it\/?p=885\">Paragrafo successivo<\/a><\/p>\n<p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 1967 fu un anno di svolta per la storia israeliana. La Guerra dei Sei Giorni combattuta nel mese di giugno mut\u00f2 i confini dello Stato, gli equilibri della regione e le posizioni delle Superpotenze. Ma procediamo con ordine. 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